domenica 27 novembre 2011

Se . . .

Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te
la stanno perdendo e danno la colpa a te;

Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
tenendo però nel giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato non rispondere con calunnie,
o essendo odiato non dare spazio all'odio senza tuttavia sembrare troppo buono,
nè parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e
trattare questi due impostori proprio allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto,
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
o guardare le cose, per le quali hai dato la
vita, distrutte e umiliarti a ricostruirle con i tuoi
strumenti ormai logori;
Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie e rischiarlain un solo colpo a testa o croce e perdere, e
ricominciare di nuovo dall'inizio senza mai lasciarti
sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi
polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li
senti più e così a resistere quando in te non c'è più
nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!"

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua
onestà o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;
Se non possono ferirti né i nemici, né gli amici affettuosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa,
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa, e - quello che più conta -
tu sarai un uomo, figlio mio!


 R. Kipling

Stappa la felicità

Nel lontano 1886 un Farmacista di Atlanta, John Pemberton, inventò la formula di una bevanda deliziosa e rinfrescante, che chiamò CocaCola. Fu subito un gran successo.
Molti anni dopo, da un'altra parte del mondo, i sindacalisti colombiani della Sinaltrainal si battevano per il rispetto dei diritti umani, apertamente violati all'interno degli stabilimenti Coca Cola. Qui i lavoratori precari ricevevano salari al di sotto dei minimi prevesti dalla legge (375.000 Pesos, circa 125 Euro al mese) a fronte di dodici ore di lavoro giornaliere.
Chi cercava di difendere i propri diritti, iscrivendosi al sindacato, andava incontro a persecuzioni, sequestri, intimidazioni e minacce. Otto sindacalisti trovarono la morte.
E così, tra trasferimenti forzati, torture, fughe in altri paesi in cerca di asilo e omicidi, molti anni dopo a una mamma di Roma venne l'idea di portare la CocaCola in tavola, allietando il pranzo di tutta la famiglia. Scoprì un'altra importantissima formula, quella della felicità.

Martina Di Franco

giovedì 24 novembre 2011

Sogno un mondo migliore


Il mondo cambia. Continuamente. Sotto i nostri occhi.

Nello spazio e nel tempo, per costumi , azioni, ideali.
Per il fatto stesso che le persone sono diverse tra loro, ed esse stesse individualmente cambiano, anche il mondo cambia.
Nel corso della storia è spesso accaduto che, in un gruppo di persone, alcune emergano sulle altre spiccando per abilità, intraprendenza, fortuna, astuzia, carisma. Il più delle volte anche per malizia e mancanza di scrupoli. Poiché è noto che l’alterigia irretisce spesso e volentieri l’animo delle persone che più di altre hanno influenza in una società, non è raro che queste riescano a modellare l’ambiente in cui si muovono secondo i loro interessi, senza tenere conto delle esigenze degli “altri”, i “non eletti”.
Data la ragione degli squilibri del mondo, è naturale che i “non eletti” si ribellino alla vita che gli “eletti” hanno stabilito a tavolino per loro, o che hanno causato indirettamente, senza preoccuparsi del posto che gli “altri” avrebbero occupato nella nuova società.
Gli eletti hanno sempre cercato di nascondere il naturale corso degli eventi, che loro hanno deviato, confondendo gli altri con secoli di consuetudini, luoghi comuni e pregiudizi, che di fatto hanno ristretto il loro immaginario all’idea di un mondo eternamente uguale per natura o per volontà divina, che è impossibile e forse anche sbagliato cambiare.
Ciononostante esistono ancora delle persone che superano questa cortina di fumo e lottano affinché il mondo non degeneri. Dei modelli esemplari in questo campo possono essere trovati nella storia recente in figure come Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela.
È chiaro che non si tratta di casi isolati; sono molte le persone che lottano tutte insieme dietro un’unica immagine, sia essa un’organizzazione, un ideale o un leader. Un uomo, da solo, non potrebbe farsi carico di un cambiamento, per ragioni diverse: innanzitutto per i limiti fisiologici entro cui l’uomo è costretto a operare; poi perché un cambiamento, affinché risulti concreto, deve essere condiviso dalla sensibilità di un gruppo che si mostri desideroso del cambiamento; infine perché la concezione umana del mondo è limitata, e un uomo non può avere singolarmente la presunzione di operare un cambiamento che sia giusto sotto tutti i punti di vista, o i suoi sforzi potrebbero costituire un’imposizione, o peggio, essere considerati opera di un pazzo rivoluzionario.
La storia c’insegna che le utopie anacronistiche di cambiamento non hanno futuro perché non sono supportate da un sentimento di rivalsa che nasca dal basso.
Nell’eterna attesa di questo sentimento, tuttavia, c’è chi non si stanca mai di sognare un cambiamento: nessun cambiamento, in effetti, è mai avvenuto senza essere prima stato sognato. Così io sogno ancora un mondo diverso, nella speranza che un sentimento nasca, e un progresso, seppur lento e irrilevante, prenda piede sin da adesso.
Progresso, questo, che sia un progresso dell’uomo, non della scienza, o dell’ economia, o di quella che viene oggi detta “civiltà”, poiché di questi tempi dovremmo ormai aver imparato che, come ci ricorda Manzoni, «non sempre quello che viene dopo è progresso».
Sogno il mondo e lo sogno per me stesso, per coloro che amo, per coloro che, prima ancora di conoscerli, stimo già in quanto uomini. Ho fiducia nell’uomo che verrà, nell’uomo per come domani potrebbe essere, ho fiducia nel suo cambiamento e nel suo desiderio di cambiare; ma per assecondare questo desiderio devo avere fiducia nell’uomo com’è adesso, avido, cieco, indifferente, poiché solo dall’oggi nasce il domani, e questo è l’uomo oggi.
Chi sa che tra le pagine di libri sepolti, dietro gli occhiali scuri di chi ha paura, oltre la rete del pregiudizio, fuori dagli argini dell’ignoranza, l’uomo non rivaluti un giorno la sua grandezza per scoprire che la bellezza del mondo gli appartiene, e che non ci sono “eletti” e “non eletti”, galantuomini e mascalzoni, ma uomini: angeli dormienti in involucri piombo che un giorno ritroveranno la loro via per il cielo.

Gabriele Pulvirenti

lunedì 21 novembre 2011

Sono passate tre settimane da quando l'ho scritto.
Prima era semplicemente una bozza nascosta.
Oggi l'ho reso visibile subito dopo l'assemblea.
Il mio primo messaggio per voi. Scritto esattamente  ‎lunedì ‎31 ‎ottobre ‎2011...


(:






Questo è un altro di quei fogli che credici o no, sono capaci di salvarti la vita. Mi rifugerò qui, quando la gente inizierà a scrutarmi, e quando poi mi mancherà il respiro.
E in questo caso si parla di me, si parla di un foglio virtuale, si parla di un bianco che sento l’esigenza di colorare, si tratta di un giorno che sento l’esigenza di vivere.
Si tratta di una voce che per un giorno voglio far sentire, e non solo dietro la musica, come sono abituata a fare. Si tratta di idee.
E le idee, grazie a Dio, non muoiono. E se oggi queste idee dovessero ricevere un’altra porta in faccia, se si dispiacessero dopo quest’incontro con la realtà, se dovessero  far dietrofront, e rifugiarsi ancora nella mia testa ed attendere forse un altro anno, forse un’altra vita, prima di prendere ancora un po’ d’aria, in ogni caso, queste idee non moriranno.
Se oggi io le trascrivo, le incido, come si fa con la musica, come si fa con una tela, su questo foglio bianco queste idee non saranno più soltanto mie, saranno tue, saranno vostre, e continueranno a prendere un po’ di fiato, nelle vostre menti, nei vostri cuori, nella vostra speranza.
Perché anch’io ci spero.

In quanti siamo a sperarci quest’anno? Una ventina? Una trentina?
E una ventina, una trentina di persone quest’anno ti chiedono di ascoltarle, ti chiedono fiducia. E tu, che ne conosci qualcuna, o non ne conosci nessuna, sai già che sarà come ogni altro anno. Ascolterai qualcuno, e poi aspetterai impazientemente che tacciano, che la giornata finisca. E quando poi  ti chiederanno ti dar conto di ciò che hai ascoltato, tu penserai solo che è soltanto un’altra stupida crocetta.
Quanti stupidi disegni tracci ogni anno? Ti chiedono troppe cose. Che tacciano.
Questa non ti cambierà la vita, non è il tuo compito di chimica, non è il tuo test d’ammissione all’università, non sono i tuoi esami di abilitazione.
E vorrei star qui a dirti che non è così, che hai torto, e che sei un cittadino, uhm, diciamo meglio studente, irresponsabile, che ha una voce, e che deve farla sentire tramite la sua stupida crocetta.
Ma se anche io scrivo col senno di poi, penso col senno di poi, vivo col senno di poi, sperando che non sia così, e sperando che non tanto una mia crocetta quanto delle mie parole reali, dei progetti reali, delle promesse reali, possano davvero prender voce, possano davvero arrivare a qualcuno, io che certezze dovrei dare a te? Chi sono io per giudicarti?
Ed è questo su cui si fonda la democrazia.
Ed è questo che vacilla.
Non è il popolo che si arrende al potere, ma è il potere che si arrende al popolo.
E sono quelle “stupide” crocette che ci sottomettono.
La frittata si è ribaltata. Non chiedermi poi tante certezze, non chiedermi promesse. Tu in questo momento vali molto di più di quanto possa valere io.
Chi deve adesso offre certezze? Siete voi.  Siete voi che vi offrite certezze. Siete voi le vostre stesse credenziali: siete voi che scegliete adesso chi può rappresentarvi, chi vi rappresenta davvero.
E adesso, adesso che ti ho offerto il coltello dalla parte del manico, perché salvare proprio me? Saremo una ventina, una trentina.
E ci saranno come minimo 19, o 29 buoni motivi per votare qualcun altro, e non solo 19 o 29 buoni motivi per non votare me.
E se tutti si stanno prodigando, a cercar grandi idee, a promettersi in virtù, in prerogative, in qualità, io posso dirti soltanto che le idee mi hanno già trovata, e che mi trovano ogni mattina sul volto di qualche ginnasiale, o di qualche liceale in uno di quei giorni in cui smetto, per caso, di concentrarmi sulle mie scarpe e decido di guardarmi un po’ attorno.
E queste idee allora, appartengono a me quanto a voi, e se voi oggi o domani, o in un futuro, mi annuirete, smetterò di prendermi per folle,e  dirò che il Gulli c’è. Perché il Gulli c’è sempre da qualche parte.
E non pretendo niente da voi, anzi. Perché dovreste fidarmi di me? Ci sono miliardi di motivi che potrebbero farvi fare una scelta contraria.
Ci sono notti in cui non dormo, ( tipo questa) e conseguenti giorni di semi-isteria.
Ci sono notti in cui dormo troppo, e la mattina in perenne ritardo, sono di un rilassato assurdo. E solitamente dimentico anche l’astuccio. ( Ecco, questo è un buon motivo per il quale i miei compagni di banco potrebbero non votarmi).
 Non sono perfetta, e per quanto abbia momenti di perfezionismo cronico, non ho quella perfetta immagine, da perfetto aspirante alla rappresentanza d’istituto.
 Non promuovo alcun evento mondano, come feste di inizio scuola, di fine, di mezzo, di Natale, di Pasqua, per Santa Venera, e sì, tutte quelle che vengono sponsorizzate sui nostri cancelli. Sarà che non sono il tipo da evento mondano.
Sono eccessivamente critica nei confronti di me stessa, forse qualche volta eccessivamente orgogliosa di provenire dal classico, e spesso spero in disinfestazioni improvvise. ( Uhm, non è mai accaduto da quando ho iniziato a sperarci)
E se questo non ti basta, pensa che anch’io ho creduto in Babbo Natale, fino ai 4, forse 6 anni.
Fidati, la tua coscienza non ti accuserà se accanto al nome Carastro non segnerai una x. Con quest’ultima motivazione poi, nessuno potrebbe pretendere nulla.
Però, se ci vuoi provare,  sappi che almeno una buona motivazione c’è.
Io lo VOGLIO.
No, non vorrei. Io lo Voglio. Io vorrei svegliarmi e dire che niente è stato perso, che quella scuola c’è, c’è sempre stata, unita non solo durante le proteste.
E potrei scrivere un poema, e qualcuno mi chiederà di arrivare al punto.
Passiamo al punto, allora.
Il mio settore d’impegno è il sociale.
Cosa varrebbe avere un’enorme scuola che funzioni, se socialmente la scuola non è altro che un edificio?
Non avrebbe alcun valore.
Ed io oggi non sto qui a prometterti banchi nuovi, pavimenti nuovi, e nuovi edifici. Perché quella è la prassi. Sono promesse sottointese. Certo è una prassi relativa, promesse relative, diritti che spesso vengono negati, ma mi sono chiesta cos’è che ricorderò davvero di questi anni. Ed è la gente che ricorderò
Ed è dalla gente che bisogna ripartire.
Diverse promesse oggi m’appaiono ovvie, eppure diversi sono i candidati validi con delle nuove idee, con un nuovo entusiasmo, con nuovi propositi. E tra di loro, sgomitando, mi faccio spazio anche io per portare avanti una nuova idea, sollecitando nuove voci e nuova gente. Tra candidati che gridano ed altri che borbottano, io sussurro e vi chiedo, ve lo chiedo di nuovo, se questa è una scuola o soltanto una struttura. Se ogni mattina, quando vi svegliate, l’immagine gigantesca del Gulli si evoca, e se, sinceramente, non sempre vi attrae.
Se vi siete mai guardati attorno, ed eravate soli. Eravate soli in mezzo a gente, vista chissà quante volte, ma estranea, e vi sentivate soli perché non vi bastava, perché avevate bisogno di altre spalle, di altre braccia, di altre voci, non di voci lontane che magari volevate ascoltare e perché volevate delle nuove risposte.
Io vi rispondo così: oggi con un blog, domani forse una casella di posta, dopodomani, beh, dopodomani un responso sarà già arrivato. Saranno bacheche, saranno sollecitazioni, saranno sorrisi.
E spero non semplicemente beffardi.
Voi dettate, io scrivo.
Scrivetemi adesso.
Contribuite anche voi a questa nuova armonia. Rompete le righe.

Chiara Carastro

sabato 19 novembre 2011

Oggi, all'assemblea, ho visto moltissimo disinteresse, e mi ha stupito e deluso. Oggi molti hanno parlato della poca informazione, ma quando l'interesse non c'è, cosa si può fare? Anche questo blog, si riempirà lentamente, ma spero che un giorno sarà davvero pieno di pensieri, opinioni; spero ci saranno tutti i semi dei nostri pensieri, ogni piccola idea che faccia riflettere, fiorendo. Perciò grazie per averlo fondato, ora non ci resta che sperare ed impegnarci tantissimo. Come le bacheche di carta che dovrebbe adottare la nostra scuola: forse non si riempiranno in fretta di pensieri, ma dopo un po' ne saranno pieni. E sarà bello vedere tutte le emozioni degli studenti insieme, e sarà ancora più bello notare che non hanno in comune solo la scuola, ma il modo di pensare, le speranze, il futuro. Abbiamo in comune un futuro e lo stanno minacciando, dovremmo difenderlo insieme! E insieme lo faremo, grazie a chi ci si impegna. Bel lavoro, ragazzi, quel poco fatto finora, e sono sicuro che un bel lavoro sarà veramente fra poco. Coloriamo i fogli vuoti, non esistono gomme per i nostri pensieri!

Anna Barbagallo

Gothique et Montparnasse

Big brother's watching you !
War is peace, slavery is freedom, ignorance is strength!

Miriam Altawil

" 'cause all of the stars are fading away.
Just try not to worry, you'll see them some day!"

Miriam Altawil